Lo Specialista delle Farine

Farine TOP per Fornai DOC

 

Con questo spazio diamo la parola all’associazione panificatori. Oggi pubblico una sintesi dell’intervento del responsabile nazionale del gruppo giovani.

“ C’è un vecchio proverbio cinese che recita così: «Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito».

Ebbene, a me sembra invece evidente che le cose per noi non stanno così, ma all’opposto: stiamo guardando la luna, quando ciò che ci sarebbe da vedere è proprio il dito.

Negli ultimi anni ci sono stati tantissimi avvenimenti che ci hanno coinvolto direttamente e hanno, di conseguenza, modificato radicalmente il nostro lavoro. Se faccio un riepilogo mentale di ciò che è successo nei venti anni passati, mi accorgo in un attimo che le nostre aziende e quelle dei nostri padri in comune hanno solo l’oggetto della produzione. È finita l’era del prezzo del pane calmierato; non esiste più la licenza di panificazione; le abitudini alimentari sono così mutate che oggi il pane nella tavola è passato dal ruolo di re a quello di semplice comparsa.  Davvero niente è come  prima. O meglio, le cose non stanno proprio così: ad essere identici, immutati rispetto a venti anni fa, siamo noi. Tutti i nostri  problemi, i nostri disagi, mi sembra che da anni gli stiamo imputando ad altri. Al governo, che ha cancellato la 1002, non ha ancora emanato il regolamento sul pane fresco e ha concesso agli agricoltori la possibilità di produrre e vendere pane godendo di una tassazione minima; all’Europa, che permette al pane della Romania di essere venduto negli scaffali dei supermercati senza che nessuno possa conoscerne la provenienza; alla grande distribuzione, che utilizza il pane come prodotto civetta e sfrutta il nostro giorno di riposo per sottrarci la clientela. A mio avviso, il nostro disagio non parte da qui.

Con questo non voglio dire che tutto ciò che ho elencato ora non abbia portato alla situazione che stiamo vivendo. Tutt’altro. Se ¼ del pane venduto nei supermercati arriva dalla Romania, vuol dire che ¼ del mercato è stato probabilmente sottratto ai panificatori artigiani che prima rifornivano quei supermercati. E così per tutte le altre questioni: hanno senza ombra di dubbio indebolito la nostra categoria. Ma sono la “luna”, ora è necessario guardare il dito.

E il dito sono le migliaia di prodotti panari che ogni giorno un cliente qualsiasi può trovare nel banco forno dei supermercati. Certo, il consumatore non è a conoscenza della sua provenienza. Non sa che quel prodotto magari è “vecchio” di due anni ed è stato appena cotto dopo essere stato scongelato. Lui vede solamente un pane di bell’aspetto. Ora, qui la mia domanda: se anche si indicasse la provenienza del prodotto, questo basterebbe per far capire al cliente/consumatore cosa sta mangiando? La mia risposta? No.

Questo perché nemmeno molti noi saprebbero spiegarlo. Parte dei panificatori non sono a conoscenza dell’alfabeto della panificazione. Pochi, ad esempio, sanno cosa sia un preimpasto.

Tutti si lamentano dell’invasione nel settore di tutte queste aziende estere che con un prezzo basso riescono a tagliarsi una fetta di mercato sempre più grande. Vorrei però sapere quanti fra quelli che si lamentano sono in grado di garantire una vasta gamma di prodotti realizzati con materie prime di eccellente qualità, in grado di implementare i gusti e l’offerta del cliente/consumatore. Ci siamo così abituati alla luna che abbiamo dimenticato che il dito che la indica è il nostro.

Vado in giro per l’Italia, lo faccio abitualmente ormai da anni. Incontro fornai di ogni provincia e regione e, parlando con alcuni di loro, mi chiedo come sia possibile fare questo lavoro senza conoscere le “basi del mestiere”. Resto stupefatto dalla mancanza di professionalità di molti colleghi. Stupore che aumenta quando ci si confronta su come si comunica il proprio lavoro, il proprio prodotto, alla clientela.

Su questo punto, e lo dico con estremo rammarico, c’è il vuoto totale. Nessuno che pensa di mettere anche solo un cartello indicante le tecniche di lavorazione, il tipo di farine o le materie prime utilizzate.

Non un minimo accenno di pubblicità di sé stessi all’interno dei forni. Ci limitiamo al cartellino ingredienti (perché ci obbliga la legge a farlo) e tanti saluti e baci.

Siamo convinti di essere dei fornai eccellenti, ma conosciamo pochissime tecniche e metodiche di lavorazione e con queste siamo convinti di poter far tutto. Sì, certo, perfetto, giusto: se fossimo ancora nel 1992. Siano nel 2012, il mondo è cambiato, le regole e le certezze su cui ci basavamo sono sparite. È il caso che iniziamo a rinnovarci un pochino anche noi.

Seguire un corso, partecipare a un incontro in cui fra fornai ci si confronta non è utile, è necessario. La luna è lontana, non si avvicinerà mai.

(Tratto da Fornaio A.)

 

Il pane fa ingrassare?
Come dico sempre nessun alimento di per sé, fa ingrassare, dipende dalla quantità e dalla qualità. Ho sentito dire, “No il panino no, mi fa ingrassare” non è vero, tutti si concentrano sul pane e le sue calorie nessuno sulla maionese, la salsa di olive o la mortadella che mettono nel panino. Quello che ci fa ingrassare è l’ingrediente con cui abbiniamo il pane.
Qualcuno potrebbe dirmi ma il pane veicola ingredienti ricchi di calorie, non è detto, dipende se lo usi per accompagnare una zuppa di cereali e legumi o delle verdure cotte al vapore, non penso, se invece lo usi per metterci delle fettine di lardo o lo mangi con la pasta ai 4 formaggi invece è più probabile.
Negli anni ’70 i farinacei, le patate e la pasta sono stati accusati di promuovere il sovrappeso a causa del loro apporto energetico. Tuttavia i diversi studi scientifici pubblicati anni dopo hanno evidenziato che coloro che avevano una dieta più ricca di carboidrati hanno un BMI più basso rispetto a coloro che hanno una dieta ricca di grassi.
Con che cosa è fatto il pane?
Il pane dovrebbe essere fatto con solo farina, acqua, lievito e sale.
Dal punto di vista nutrizionale è particolarmente ricco di carboidrati complessi (55 g/100 g in media). Il pane contiene proteinevitamine del gruppo B e minerali come il potassio, ferro, calcio. In generale, il pane è praticamente privo di grassi dal 0,3 al 1,3 g/100g. Il contenuto di fibre è variabile (da 3 a 9g/100 g), e dipende dal grado di raffinazione della farina. Il contenuto di sodio del pane è in media di 650 mg per 100 g. ma dipende anche dalle specificità locali, mi viene in mente il pane toscano senza sale.Perché in alcuni punti vendita tra gli ingredienti c’è lo strutto o il lardo?
Alcuni mettono nel pane strutto o lardo, la cui funzione è di rendere il pane più profumato, più gradevole, più morbido, in realtà se si usano ingredienti di qualità non c’è necessità di aggiungere grassi , sovente è per mascherare un pane di bassa qualità degli ingredienti e lavorazioni veloci.

Cosa è un pane di qualità?
Penso che con questa dizione si indicano i pani che hanno la Dop o la Igp es Pane di Altamura, la coppia ferrarese, il pane di Matera, il pane di Genzano, più in generale la qualità di un pane viene data dalla qualità degli ingredienti e dal lavoro del fornaio. Difficile dare delle indicazioni vista l’enorme quantità di pani diversi, sul mix di ingredienti diciamo che le farine integrali in genere sono meglio delle farine raffinate, altro dato importante è la proporzione dell’acqua nell’impasto e della qualità dell’acqualievito naturale meglio del lievito chimico, il sale attorno al 2%, il tempo di lievitazione, tutti dati che influenzano la qualità del pane e che variano a seconda della ricetta.

Purtroppo il dato di aroma e fragranza che distingueva il pane buono dal pane cattivo si è perso, guardate l’etichetta meno ingredienti ci sono meglio è, sia i panettieri che i supermercati devono esporre gli ingredienti. Oggi la maggior parte del pane almeno nelle città è di produzione industriale (supermercati) , spesso surgelato e viene solo scaldato al momento; oltre a farina, lievito, sale e acqua ci sono addensanti, emulsionanti, conservanti, se potete preferite un pane fresco meglio se è un pane artigianale.Quale è l’indice glicemico del pane?
L’indice glicemico del pane è variabile come sono variabile le diversa qualità di pane presenti sul mercato, in media da 57 a 85, in sintesi ha un indice glicemico medio alto.

Tutti i tipi di pane hanno la stessa composizione nutrizionale?
La composizione nutrizionale del pane varia, soprattutto in funzione del grado di raffinazione della farina. Più i pani sono fatti di farine complete, più sono ricchi di proteine, fibre, minerali e vitamine del gruppo B, in media possiamo dire che le calorie vanno da 243 kcal del pane integrale alle290 kcal del pane bianco, mentre il pane all’olio o al latte superano le 300 kcal ed in particolare il pane all’olio è più ricco di grassi in media 5,8 g per 100g.

Il pane provoca gonfiori o disturbi intestinali?
Il pane è tra gli alimenti uno dei più digeribili , tuttavia i pani ricchi di fibra come i pani integrali, possono favorire la fermentazione intestinale, pertanto in soggetti con sindrome dell’intestino irritabile, si consiglia di gradualmente abituarsi ad una maggiore assunzione di fibre. I pani con cereali non sono adatti a tutti in particolare attenzione ai bambini ed anziani non dovrebbero consumare molto poichè la presenza di fitati può limitare l’assorbimento di alcuni minerali importanti come il calcio.
Quanto pane al giorno?

I carboidrati dovrebbero rappresentare il 50 e il 55% delle calorie totali giornaliere, mangiare il pane o gli alimenti ottenuti da altri cereali ad ogni pasto aiuta a garantire un adeguato apporto di carboidrati complessi.

 

Tantissime sono le pratiche scorrette messe in atto dalla Gdo nei confronti dei fornitori.

Il presidente La Sorsa: «Ci auguriamo che la nuova legge sui pagamenti ponga fine a questi abusi. Altrimenti, senza la corretta applicazione, si uccidono le piccole aziende alimentari» 

Il Governo sembra essere conscio del problema. Nel decreto sulle liberalizzazioni (n. 1 del 24 gennaio 2012), entrato in vigore lo scorso 24 marzo, ha infatti preso di petto la questione, predisponendo tempi di pagamenti certi per le fornitore dei prodotti agroalimentari. In questo modo,tutti i panificatori che effettuano forniture ai supermercati potrebbero essere certi di essere pagati entro sessanta giorni dalla consegna della merce.

Tra il dire e il fare, come si suol dire, c’è però di mezzo il mare e non è detto che poi le cose miglioreranno. Da noi il detto che «fatta la legge, trovato l’inganno», rappresenta più che un proverbio un vero e proprio modo di fare. La Gdo potrebbe benissimo trovare nuovi modi e mezzi per “rimediare” alle implicazioni connesse all’applicazione delle legge. E i modi per farlo sono tantissimi.
Il commento del presidente La Sorsa a qualcuno potrebbe sembrare esagerato.
Ma basta conoscere il funzionamento del cosiddetto «listing fee», per capire che non lo è affatto. Cos’è, è presto detto: vuoi il tuo prodotto sugli scaffali ? Bene, devi pagare. E tanto.
Lo stesso qualcuno magari può pensare che la cosa non interessi i “piccoli” produttori, ma non è assolutamente così. La pratica degli “sconti di fine anno” è tristemente famosa fra gli addetti della panificazione che servono la grande distribuzione. È difatti una prassi consolidata quella di richiedere sconti retroattivi in chiusura dell’anno fiscale.
Aspetto che  incide in misura anche significativa, oltreché imprevedibile: «il problema non è solo la redditività ma anche l’impossibilità di programmare gli investimenti».
Altro punto dolente è quello che riguarda il rispetto dei pagamenti: «In assenza di controlli alcuni catene di supermercati pretendono uno sconto non solo per pagare le merci nei termini pattuiti, ma anche per rispettare i termini di legge». E questa non è neanche la cosa peggiore che possa capitare. Che ci potrebbe essere di peggio?
Di peggio ci sono gli sconti non concordati, come quello deciso del luglio 2009 dal gruppo Carrefour Italia che ha coinvolto anche i panificatori. In quell’occasione, una lettera del gruppo ha spiegato ai fornitori che: «per affrontare la crisi dei consumi che sta colpendo molte famiglie italiane ha deciso di premiare la fedeltà dei propri clienti con sconti sulla spesa applicati a tutti i possessori di Carta Spesamica. Questa attività verrà effettuata nel mese di agosto 2009. Il gruppo Carrefour, al fine di remunerare questa iniziativa promozionale decisa unilateralmente ha quindi richiesto un contributo straordinario – a tutti i fornitori delle merceologie fresche quali Ortofrutta, Carne, Pesce, Salumi e Formaggi, Gastronomia e Panetteria – ovvero uno sconto pari al 20% sul consegnato di una settimana».
Di eccezionale c’è ben poco dato che nella tesi si parla di «classico esempio di sconto retroattivo imposto unilateralmente dalla catena di distribuzione per remunerare una propria iniziativa commerciale».
Ci sono poi le richieste riguardanti i contributi per i nuovi investimenti, le applicazioni di penali per presunti difetti delle merci, il trasferimento a monte degli oneri amministrativi e così via: una selva di iniziative e pratiche messe in atto per ottenere il massimo guadagno a danno delle piccole aziende. Pratiche e iniziative che sono «solo la riprova, laddove ce ne fosse stato bisogno, dei balzelli che la gdo impone ai loro fornitori», come ha sintetizzato il presidente La Sorsa.
La nuova legge
Tutte queste pratiche potrebbero diventare un ricordo del passato. Con la nuova legge (articolo 62, operativo dal 24 ottobre prossimo) infatti si dispone tutta una serie di vincoli da rispettare in relazioni alle forniture dei prodotti agroalimentari. Ad esempio è stato stabilito che tutti i contratti che hanno per oggetto la cessione di prodotti agricoli e alimentari, con la sola eccezione per quelli conclusi con il consumatore finale, devono essere «stipulati obbligatoriamente in forma scritta» e indicare, a pena di nullità, «la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento». Il comma 2 dell’articolo 62 è poi particolarmente importante poiché stabilisce tutte le pratiche vietate nel rapporto fra operatori commerciali. Così non potranno essere imposte condizioni di acquisto o condizioni contrattuali troppo gravose o subordinare i contratti stessi a particolari prestazioni che secondo gli usi commerciali non verrebbe top applicati in altri contesti o relazioni (come quelle di cui sopra). Ci sono poi i tempi di pagamento da rispettare: per le merci deteriorabili il saldo deve avvenire entro il termine legale di trenta giorni e per tutte le altre merci entro il termine di sessanta giorni. In entrambi i casi il termine decorre dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura.
C’è infine il capitolo delle sanzioni: da euro 516,00 a euro 3 mila per chi non rispetta gli obblighi relativi al comma 2 dell’articolo 62; mentre il non rispetto dei termini di pagamento è punito con una sanzione da 500 a 500 mila euro. A vigilare su tutto, l’Antitrust.
Nonostante questo, rimane un certo scetticismo sull’effettiva efficacia della legge, come evidenzia il presidente La Sorsa. «Mi auguro che questi nuovi obblighi facciano decadere tutte queste pratiche scorrette, ma nutro i miei dubbi che le piccole aziende di forniture riusciranno a farli rispettare. La Gdo potrebbe benissimo trovare altri modi per ottenere gli sconti e non so quanti riusciranno a puntare i piedi e non cedere ad altri soprusi».
(Tratto da Fornaio A.)

 

Con questo spazio diamo la parola ai presidenti dell’associazione panificatori per sentire gli umori di una categoria spesso bistrattata ma fondamentale per la nostra alimentazione, la nostra cultura e per le nostre tradizioni dove il pane è ancora il Re delle nostre tavole.

Oggi pubblico una sintesi dell’intervento del presidente dell’Associazione panificatori della provincia di Chieti, Giuseppe Ciavalini, che ha fatto pervenire all’Arte Bianca.

 ”Il tema di quest’incontro è la panificazione artigianale e come di norma per fare il pane ci vogliono farina, acqua, sale e professionalità. Professionalità che oggi, con l’evolversi della società, delle problematiche di tutti i giorni, con la globalizzazione e chi più ne ha più ne metta, noi panificatori artigiani, e sottolineo artigiani, chiediamo ai nostri operatori, ai nostri associati, anche in presenza di questa “moda”  delle liberalizzazioni, con la quale dobbiamo confrontarci. Nonostante questo,  tuttavia ,  di fronte ai nostri clienti passiamo quasi inosservati, sia per l’invadenza della grande distribuzione, sia per il pane proveniente dall’estero che, proprio nei grossi centri commerciali, viene fatto passare come pane prodotto in loco, sia anche, e soprattutto, per la burocrazia che, con leggi e leggine, sta stritolando quel tessuto economico fatto di artigiani, e quindi di piccole imprese, che rappresenta il 54% del fatturato globale, dà lavoro a tante persone e contribuisce all’economia nazionale con un reddito che và oltre quello delle grandi industrie. 

Noi artigiani fornai non abbiamo la cassa integrazione, non abbiamo mobilità, non abbiamo ferie ma, nell’ immaginazione di tanti, siamo solo degli evasori che lo Stato deve stanare! Siamo quelli che nelle proprie aziende lavorano anche 16 – 17 ore al giorno, ma siamo evasori. Chiediamo fortemente allo Stato più tutela e più attenzione dalle autorità, che non possono darci  non solo. E’ stata perfino data la possibilità di panificare agli agricoltori e noi accettiamo anche questo, ma non accettiamo minimamente il diverso trattamento fiscale. In ambito nazionale,  il consumo del pane è sceso di circa il 40%. Si mangia meno in casa, i nuclei famigliari sono più piccoli e ci sono prodotti alternativi al pane come cracker, grissini, tramezzini ed altro ancora, che non sono altro che prodotti a lunga conservazione e con grassi vari. Il consumatore può trovare il pane fresco solo e unicamente dal proprio fornaio artigiano e la filiera corta non deve essere solo contadino-mugnaio-fornaio, deve essere anche fornaio-ristorazione.

Ci sforziamo di formare nuovi fornai ma, secondo me, oltre a formare nuovi fornai, dobbiamo formare contemporaneamente anche  buoni amministratori delle nostre aziende. Non è solo il nostro comparto, nell’ ambito alimentare, a dover affrontare questi problemi che riguardano, invece, tutti i settori.

Se nei nostri panifici usiamo olio prodotto da noi in proprio, siamo fuorilegge; non lo siamo se, invece, usiamo olio extravergine di oliva comprato dalla grande distribuzione, dove un litro di olio non raramente, viene venduto a € 2,99 il litro. Provate a fare il conto di quanto costano la bottiglia di vetro, l’etichettatura, il confezionamento, la consegna e la commercializzazione finale: ci resta qualcosa degli € 2,99 per comprare quel liquido che vediamo giallo verde ma che non sappiamo cosa fosse all’origine? Però è legale! Non viene qualche dubbio?

Ai nostri amministratori, dunque, chiediamo più lungimiranza: ne va del nostro futuro. Delle tante fabbriche che sono diventate cattedrali nel deserto, non sappiamo cosa farcene. Oggi rappresentano solo un grosso problema, sia che si punti a smantellarle sia che si intenda riconvertirle. Noi artigiani abbiamo bisogno di energie pulite e di politiche mirate, non di specchietti per le allodole. E, soprattutto, non vogliamo essere più pezzi di un puzzle disegnato da altri.

Ai consumatori il nostro appello: svegliatevi, lottiamo anche per la vostra salute ! “

 

 

 

Oggi comprare il pane significa il più delle volte districarsi tra forme più o meno fantasiose, mangiare panini senza personalità, omologhi da Aosta a Palermo, magari belli a vedersi ma pronti a trasformarsi, dal mattino alla sera, in insignificanti biscotti rocciosi da sgranocchiare.

Il problema è la fretta: lieviti molto veloci o miglioratori che limitano anomalie sviluppando anidride carbonica (ecco perché il pane si gonfia); l’ampio utilizzo di semilavorati o di paste surgelate a livello industriale e poi scaldate/cotte in un ultimo passaggio nel punto vendita. Tutte pratiche diffuse, che facilitano la vita a chi deve produrre ma che stanno facendo diminuire i veri panettieri, un mestiere duro fatto di sapienze antiche e levatacce. Tante panetterie (soprattutto nel Nord Italia) si sono trasformate in laboratori di assemblaggio di semi-lavorati industriali a scapito di gusto e digeribilità. 

Meglio allora informarsi e re-imparare cosè il vero pane, che può durare anche quindici giorni, fatto con pasta madre o lieviti meno aggressivi, con l’utilizzo di farine di qualità e gusto. Sembra che la materia prima non conti più: quel grano che oggi ha prezzi ridicoli per i contadini e non viene più voglia a nessuno di coltivarlo.

Il pane è senza dubbio nelle culture cerealicole europee, il prodotto più emblematico: alimento quotidiano e simbolo, come al pari dell’olio, della DIETA MEDITERRANEA. Anzi è un fondamento dell’alimentazione mediterranea, che non a caso ha sviluppato un universo di forme e sapori: si contano più di trecento pani tradizionali nella sola Italia. E molti di questi oggi si fa fatica a trovarli, nel diluvio di insipide baguette industriali.

 

 


 

Prodotti innovativi e su richiesta invertono la tendenza

Il calo costante dei consumi del pane in Spagna sembra stia invertendo la tendenza.

Dopo circa trent’anni di declino (dal 1976 al 2009 secondo il presidente della Confederazione dei panificatori spagnola, Lorenzo Alonso), le cose iniziano piano piano a cambiare e i forni a vivere una nuova vita.

Cosa è accaduto di così speciale negli ultimi anni? Be’, secondo Alonso la cosa è piuttosto semplice: il pane sta tornando di moda. Negli ultimi due anni sono nate tante “boutique del pane”, negozi che vendono prodotti molto innovativi che hanno iniziato a conquistare il pubblico. E così, anche se fino ad oggi non c’era una vera e propria cultura del pane in Spagna, questa inizia ad affacciarsi. I consumatori si stanno lasciando conquistare da pani speciali, arricchiti di ingredienti “esotici” e, più di ogni altra cosa, vengono sedotti dai pani “antichi”.

 Sì, perché in Spagna, come da noi, molti panificatori hanno iniziato a riproporre i prodotti di “una volta”, quelli in grado di farsi portatori di una storia, con un profondo legame con il territorio. E sembra che la cosa inizi a funzionare.

Tutto questo, come lo stesso presidente della Confederazione spiega, ha un senso. Il declino del pane, infatti, è iniziato quando sono state immesse sul mercato merendine e simili. Quando il re della tavola ha cominciato a poter essere acquistato ovunque, quando la panificazione industriale, spinta dalla grande distribuzione, ha conquistato sempre maggiori fette di mercato. Una serie di fattori che hanno comportato una livellazione verso il basso dei prodotti da forno. Uno sbaglio che oggi, in tanti sembrano aver capito.

La strada per uscire dalla crisi in Spagna, come del resto la stessa Federazione italiana panificatori ripete da anni, è una sola: il ritorno alla qualità. «Il produttore artigiano deve convincere il consumatore che vale la pena ritornare al prodotto tradizionale», ha spiegato Alonso. Per farlo deve puntare a prodotti realizzati con eccellenti materie prime e lavorati a regola d’arte. Questo, sì, può far capire la differenza fra un prodotto industriale e uno artigianale.

(tratto da F.Amico)

 

 

 

Le sfide che riserva il futuro possono essere vinte grazie alla tecnologia. In particolare, le preparazioni a base di lievito madre, sono oggi enormemente facilitate grazie alla tecnologia di Esmach-Bongard.

 

I clienti dei panifici sono sempre più attenti alla qualità dei prodotti che vengono loro proposti. Stanno acquistando, o meglio riacquistando una certa familiarità anche con termini che erano caduti in disuso, come lievito madre, e agli artigiani chiedono prodotti d’eccellenza. Rispondere a queste legittime istanze è giusto e da qualche tempo non è neppure così complicato. La tecnologia adottata da alcune aziende, consente infatti di trattare preparazioni che fino a qualche tempo fa erano considerate di difficile gestione.

In particolare, Esmach- Bongard cerca da tempo di facilitare il lavoro dei panificatori, dei pasticceri e dei pizzaioli che vogliono cimentarsi con il lievito madre. Lo fa soprattutto grazie a due prodotti: il generatore di lievito madre GL-Mini ePaneotrad®, un sistema che racchiude tre macchine in una sola. GLMini “si occupa” di generare il lievito madre liquido che permette di accorciare i tempi di lavorazione ottenendo comunque un ottimo risultato in termini di estensibilità dell’impasto e di alveolatura nel prodotto finale. Paneotrad®, invece, consente di spezzare l’impasto, stenderlo, depositarlo nelle bilancelle e, infine, formarlo. Il tutto con una facilità estrema.

 

Ecco la lavorazione in dettaglio:

 

Per noi, Devoti al Lievito Madre è più di uno slogan o un punto di vista, è il cuore e l’anima di EsmachLab: il nostro progetto innovativo. Alla portata di tutti, anche di chi non ha mai fatto il panettiere o poco conosce del mestiere.

Consapevole dei cambiamenti del mercato e delle esigenze della vita moderna, abbiamo costruito e collaudato un concetto innovativo di laboratorio di panificazione e pasticceria che rende competitva l’attività del panificatore e che garantisce, nella sua semplicità, un’eccellente qualità del prodotto finito:
fresco e senza conservanti, senza componenti artificiali, con risparmio energetico e rispetto dell’ambiente.

EsmachLAB è un locale dinamico, in soli 32 mq, capace di trasformarsi nell’arco della giornata, che adatta la produzione di prodotti da forno a lievitazione naturale ai diversi momenti di consumo; dalla colazione, alla pausa pranzo, all’aperitivo, alla pizza.

Concepito con l’idea che la qualità della vita è importante e che la genuinità dei prodotti finiti è ingrediente fondamentale per il successo dell’attività, il concept EsmachLab permette di accorciare i tempi di preparazione e di sfornare prodotto fresco e genuino in meno di mezzora;  a titolo esemplificativo,  anche fino a 200 kg di pane al giorno. 

 

 

 

 Ieri è terminata l’ 8^ edizione  della fiera di settore, relativa alle  attrezzature e forniture di materie prime per Panifici, Pasticcerie,  Pizzerie,  Alberghi,  Ristoranti,  Bar,  Gelaterie e altri pubblici esercizi. Il  bilancio è stato molto positivo, non solo per quanto riguarda le presenze degli  espositori, ma anche  per il gran numero registrato di visitatori .

Quest’anno siamo stati presenti con due Grandi Aziende come partners,  il Molino Dallagiovanna, per quanto concerne le materie prime per la panificazione , e la Esmach/Bongard,  per i macchinari e le attrezzature.

Semplicemente Qualità è stato il nostro  filo conduttore per questa edizione 2012,  perfettamente interpretato  dal lavoro di Giuliano Pediconi,  maestro fornaio marchigiano, da anni impegnato nell’organizzazione di laboratori professionali di panificazione per i ragazzi di San Patrignano .

 Come giustamente ci ha ricordato Giuliano nei suoi interventi, un requisito fondamentale per fare del buon pane è Il tempo. Per la lievitazione naturale ci vogliono due giorni, ma oggi i fornai hanno l’opportunità di utilizzare il nostro  GENERATORE DI LIEVITO LIQUIDO , un’ apparecchiatura per la preparazione e la conservazione di lievito liquido che,  incorporato nell’ impasto finale in misura variabile dal 15 al 30%, conferisce fragranza, leggerezza e aroma al prodotto sfornato.

Tutti i prodotti sfornati sono stati ottenuti con le farine del Molino Dallagiovanna, che è forse l’ultima azienda in Italia ad effettuare il lavaggio del grano prima della  macinazione al fine di garantire l’igienicità del prodotto. Le materie prime impiegate sono acquistate da fornitori qualificati dopo la verifica e il controllo delle medesime. Le nostre farine non contengono Additivi Chimici, Coadiuvanti Tecnologici e Miglioratori, poiché l’azienda  ritiene che la Semplicità, la Genuinità e la Qualità degli ingredienti siano essenziali per la difesa della  Produzione Dolciaria, Panificatoria e Pastaria. La qualità finale di pizza, pasta , pane e tutti i dolci lievitati dipende, in maniera imprescindibile, dalle peculiarità della farina utilizzata. Per una miscela di qualità sono essenziali in primis due elementi:  la bontà dei grani ed una lavorazione rispettosa delle proprietà dei chicchi.  Ma in realtà, altri fattori concorrono a fare di una farina qualsiasi, la Farina, in grado di ottenere prodotti perfetti, senza l’ausilio di altri ingredienti oltre a quelli tradizionali.

 E’ stata un’esperienza anche all’insegna della formazione, dove il maestro Giuliano Pediconi, la domenica sera ha tenuto una lezione agli allievi della scuola di panificazione e pasticceria, entusiasti per aver avuto la possibilità di confrontarsi con diversi maestri dell’arte bianca, compresi i maestri dell’ associazione panificatori.

Un ringraziamento a tutti i clienti che sono venuti a trovarci e che hanno aiutato nella preparazione dei vari prodotti,  a  Giuliano Pediconi per la sua maestria e infine  ultimi ma non per importanza a Luigi Dallagiovanna e Andrea Lazzarin.

Grazie a tutti e arrivederci il prossimo anno.

                     

      

      

Un politico,  Angelo Compagnon ,  sembra aver preso a cuore i problemi dei panificatori italiani,, come riportato dal Messaggero Veneto il 29/02/2012. Il deputato ha presentato un’interrogazione parlamentare, chiedendo al governo di dare conto sul fenomeno del pane proveniente dall’Est Europa. La mancata emanazione del regolamento “ pane fresco ”  conta già  sei anni da quando fu attuato il decreto Bersani che liberalizzò la professione,  infatti da allora,  i panificatori sono ancora in attesa che tale regolamento diventi operativo.

Compagnon ha presentato un’interrogazione al ministero dello Sviluppo Economico per sapere se lo stesso non ritenga urgente ed improcrastinabile l’adozione del citato regolamento attuativo.  

Quello che tutti noi  ci auguriamo che quella che riteniamo sia una mancanza molto lunga, relativamente al decreto sul pane, possa essere così sanata al più presto. Inoltre in merito al discorso sul pane congelato bisognerebbe che venissero specificati il luogo di origine e produzione del prodotto.

Inoltre , in merito a questo grave problema, il primo cittadino di Udine, Furio Honsell, ha chiesto ai carabinieri dei Nas e all’ azienda sanitaria locale di iniziare a fare dei controlli in merito, visto che, nell’ ultimo periodo, sono emersi forti dubbi sui metodi di cottura del pane precotto che,  in alcuni casi , potrebbe provenire da paesi esteri che non rispettano tutte le norme sanitarie.

E’ necessario che  gli organi competenti debbano  eseguire massicci controlli nelle panetterie, nelle mense e nei supermercati, affinché non ci siano sugli scaffali pani  con un’ indicazione generica, indicante in molti casi soltanto: “prodotto sfornato e confezionato in questo punto vendita”.

In realtà, in molti casi, si tratta di pane precotto e surgelato prodotto in Romania presso forni semi/artigianali che non offrono garanzie di qualità, a cominciare dai procedimenti di cottura, ed addirittura in alcuni casi,  risulterebbero utilizzati nei forni materiali impropri come pneumatici,  residui  e materiali provenienti da demolizioni di impianti vari.

Le motivazioni  di tale consumo sono imputabili al costo del pane prodotto in Romania, 60-80 centesimi, che è largamente inferiore rispetto a quello prodotto in Italia, circa 3 euro  e ciò rappresenta una delle principali ragioni alla base dei 4 milioni di chili di pane surgelato rumeno prodotto ogni anno, che rischiano di arrivare tramite camion frigorifero nella grande distribuzione italiana.